Senza personale non si può nemmeno scioperare: il paradosso della Biblioteca Universitaria
Il settore della cultura in Italia è al collasso, soffocato da anni di tagli continui ai finanziamenti pubblici, precariato dilagante e salari del tutto inadeguati che avviliscono professionalità altamente qualificate, spesso erroneamente declassate a semplici lavoretti. Per denunciare questa drammatica situazione, le lavoratrici e i lavoratori del comparto hanno incrociato le braccia in tutta Italia in occasione di una giornata di mobilitazione nazionale. A Padova, tuttavia, la protesta ha assunto i contorni di un vero e proprio paradosso democratico e contrattuale, trasformando un diritto costituzionale in un lusso che i dipendenti rimasti non possono permettersi.
Davanti allo storico ingresso della Biblioteca Universitaria di via San Biagio, la Fp Cgil di Padova, insieme alla segretaria generale Alessandra Stivali, alla segretaria confederale Manuela De Paolis, a Mara Bedin della segreteria dello Spi e al segretario generale del NIdiL Cgil Padova, Mirko Romanato, ha dato vita a una conferenza stampa per fare il punto su una crisi che mette a rischio la sopravvivenza stessa dei presìdi culturali del territorio.
A tal proposito, Manuela De Paolis ha sottolineato la gravità del momento: "La situazione della Biblioteca Universitaria rappresenta perfettamente l'emergenza che sta vivendo l'intero settore. Non parliamo solo di carenze di organico, ma di un attacco diretto ai presìdi democratici e culturali del nostro territorio. C'è la necessità assoluta di un piano straordinario di investimenti e assunzioni stabili per invertire una rotta che penalizza pesantemente la cittadinanza e chi lavora."
La denuncia più dura riguarda infatti l'impossibilità legale di esercitare il diritto di sciopero per chi lavora nella struttura. Essendo la biblioteca inserita tra i servizi essenziali, la legge impone la garanzia di prestazioni minime. Tuttavia, la cronica e gravissima carenza di organico riduce il personale a tal punto che la quota di lavoratori precettata per legge coincide esattamente con la totalità della forza lavoro in servizio.
"Siamo davanti a un paradosso intollerabile - ha spiegato Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil di Padova - perché il diritto costituzionale allo sciopero viene di fatto azzerato in quanto l'organico è così ridotto che la totalità del personale rimasto viene precettata per coprire i contingenti minimi. Chi vuole protestare oggi è costretto a farlo in modo puramente simbolico, con un adesivo sulla divisa. Rivendichiamo dignità salariale, lo stop agli appalti al ribasso e la fine di un precariato cronico che soffoca la cultura."
Il nodo della questione padovana sta tutto nei numeri e fotografa una realtà drammatica per la prima biblioteca fondata in Italia nel lontano 1629. A fronte di una pianta organica che prevedrebbe 42 dipendenti, oggi in via San Biagio ne restano in servizio soltanto 17. Questa voragine di personale ha già costretto l'istituto a ridimensionare drasticamente le attività, con aperture ormai ridotte al lumicino e limitate alla sola giornata di giovedì, con l'aggiunta di una mezza giornata il mercoledì e con l'obbligo di prenotazione per l'utenza. Un imbuto inaccettabile se si pensa che la struttura custodisce un patrimonio immenso, fragile e prezioso di settecentomila volumi, per metà antichi, e dispone di una sala lettura teoricamente in grado di ospitare mille persone. Con le forze attualmente disponibili si riesce a seguire al massimo una quindicina di utenti al giorno, un dato che certifica il rischio concreto di inaccessibilità permanente e di chiusura.
A porre l'accento sulla piaga del lavoro atipico ed esternalizzato che caratterizza ampi segmenti del settore è intervenuto Mirko Romanato: "Dietro alla facciata delle grandi istituzioni culturali si nasconde spesso una giungla di contratti precari, collaborazioni occasionali e appalti esterni dove i diritti minimi faticano a essere riconosciuti. Difendere la Biblioteca Universitaria e i servizi culturali significa anche porre fine a questo modello di sfruttamento, garantendo tutele concrete e stabilità contrattuale a tutte quelle figure professionali che, con il loro lavoro quotidiano, tengono in vita il nostro patrimonio storico."
A dare manforte alla protesta è intervenuto anche il sindacato dei pensionati. Mara Bedin, della Segreteria Provinciale della Spi Cgil Padova, ha infatti rimarcato il valore sociale della struttura: "Come sindacato dei pensionati difendiamo con forza questo luogo e la cultura pubblica. La Biblioteca Universitaria è un patrimonio comune intergenerazionale: un punto di riferimento insostituibile per gli anziani del quartiere, per la memoria del territorio e per gli studenti che qui costruiscono il proprio futuro. Tagliare le risorse e bloccare il turn-over significa impoverire la comunità e privarla delle sue radici culturali più profonde."
A nulla servono i proclami se l'iter del concorso bandito dal Ministero della Cultura per l'assunzione di nuovi funzionari procede a passo di lumaca, mentre i pochi pensionamenti non vengono rimpiazzati e si continua a fare affidamento su appalti al ribasso e contratti multiservizi che sfruttano archivisti e bibliotecari. La mobilitazione della Cgil, sostenuta da docenti e studenti universitari uniti in difesa della cultura pubblica, non si ferma qui e continuerà fino a quando il ministero non cambierà rotta nella programmazione politica. La cittadinanza ha già risposto con forza all'appello: la raccolta firme a tutela della biblioteca ha già superato le duemila adesioni, che vanno a sommarsi alle tremila già raccolte dalla petizione parallela lanciata dal mondo accademico del Bo. Salvare la Biblioteca Universitaria significa difendere la memoria storica della città e il futuro dei suoi studenti.
Il servizio di Telenordest sulla giornata di mobilitazione delle lavoratrici e lavoratori della cultura a Padova
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