“La drammatica notizia del secondo suicidio in soli tre giorni all'interno della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova – dichiarano in una nota congiunta Cgil Padova e Fp Cgil Padova – scuote profondamente la comunità e mette a nudo le criticità strutturali del sistema giustizia. E quel che vediamo è una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo con gravi rischi di infezione. Una situazione che interroga le istituzioni sulla reale tenuta del modello detentivo e sul rispetto dei diritti umani fondamentali”.
"Perché quel che abbiamo di fronte, è una palese violazione dei principi Costituzionali (sanciti all’art 27 e all’art 13 della Legge fondamentale dello Stato) che dovrebbero guidare l’esecuzione della pena – accusa la Segretaria Confederale della Cgil di Padova, Manuela De Paolis – e noi, come Cgil, ossia una Confederazione che si riconosce nei valori della nostra Carta Costituzionale, non possiamo restare inermi dinanzi a trattamenti contrari al senso di umanità”.
Secondo l’esponente sindacale, la recente decisione dell'Amministrazione carceraria di chiudere la sezione Alta Sicurezza, ignorando i percorsi di rieducazione già avviati, rappresenta un atto di forza che colpisce il diritto alla riabilitazione: "Questa scelta ha messo in atto una violenza morale tale da causare il suicidio di un detenuto che non ha retto alla notizia di una vera e propria deportazione verso un luogo non identificato, in un clima che ricorda i tempi bui del nostro Paese, quando le persone mettevano le proprie cose in un sacco verso l'ignoto".
A rincarare la dose sulla gestione tecnica e pedagogica dell'istituto interviene anche la Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani che mette in luce come tali decisioni amministrative svuotino di senso il lavoro quotidiano degli operatori. "Per esempio, il Funzionario giuridico pedagogico – spiega – rappresenta una figura professionale cardine, incaricata di progettare e coordinare l'attività volta alla risocializzazione e al reinserimento sociale, con l'obiettivo di fornire strumenti adeguati per non ricadere nel reato. Ma è evidente che quanto successo al 2 Palazzi, ovvero la decisione di trasferire d'autorità i detenuti inseriti nei progetti, rappresenta un grave svilimento di questo lavoro professionale".
“Voglio ricordare – sottolinea Damiani – come il Due Palazzi sia stato per anni un modello grazie alla sinergia tra funzionari, polizia penitenziaria e volontariato, portando avanti progetti come quello delle ‘celle aperte’ per garantire standard europei e abbattere la recidiva. Smembrare questi percorsi significa annullare anni di recupero e distruggere gli equilibri fragili di persone che, lontane dai propri affetti, hanno ricostruito relazioni significative con chi opera nella struttura, trasformando il carcere in un luogo di sola punizione e disperazione anziché in un’opportunità di riscatto. E questo è contrario a tutto quel che dice a riguardo la nostra Costituzione".
“Sulle carceri è necessario – concludono Manuela De Paolis e Marika Damiani – un concreto intervento dello Stato che affronti seriamente le sofferenze sia dei detenuti che di chi vi lavora. E per fare questo servono risorse, non proclami. Per questo motivo pensiamo che invece di investire risorse per modificare la Costituzione con leggi sottoposte a referendum, lo Stato avrebbe fatto molto meglio a utilizzare quei fondi per migliorare la vita delle persone e applicare realmente i dettati costituzionali".
Il servizio di Telenordest del 29 gennaio dopo il primo suicidio avvenuto al 2 Palazzi, quello di Pietro Giovanni Giuseppe Marinaro di 73 anni, con le dichiarazioni della Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani