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Emorragia di personale allo Spisal dell’Ulss 6, la Fp Cgil Padova denuncia: “Dimissioni causate da un ambiente insostenibile nel totale silenzio della Regione Veneto”

La situazione dello Spisal dell’Ulss 6 Euganea, che copre i territori di Padova, Camposampiero e Conselve, sta precipitando verso una crisi senza precedenti. Nel giro di un solo anno, il servizio ha visto l’uscita di ben 15 tecnici della prevenzione; un dato allarmante se si considera che, fino a ottobre 2025, l'organico complessivo era di soli 34 tecnici. Di questi nuovi partenti, 9 rassegneranno le dimissioni ufficiali entro il prossimo 1° aprile, lasciando il servizio sguarnito di figure fondamentali per la vigilanza e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

"Una fuga — sostengono Alessandra Stivali, Segretaria Generale della Fp Cgil Padova e Marika Damiani, Segretaria Provinciale della categoria — che non è dettata da ragioni salariali. I tecnici in uscita, con anzianità che variano dai 2 ai 30 anni, si stanno trasferendo verso altri enti pubblici come l’Ispettorato del Lavoro, accettando contratti con tabelle retributive pressoché identiche e rinunciando, in molti casi, a circa 6.000 euro annui di differenziali economici già acquisiti".

“Chi pensa che la scelta sia economica – proseguono le rappresentanti sindacali – è fuori strada, poiché il personale preferisce ripartire da zero in altre organizzazioni pur di lasciare un ambiente di lavoro diventato insostenibile, segnato da uno svilimento professionale che dura ormai da anni. Le cause del malessere sono profonde e affondano le radici in una gestione giudicata autoritaria, priva di confronto e dove le competenze vengono sacrificate a favore di obiettivi regionali calati dall’alto. Nonostante l’unificazione dei distretti avvenuta nel 2017, manca ancora una regia capace di distribuire equamente i carichi di lavoro, lasciando l’area padovana, densamente industrializzata, gravata su pochissimi tecnici senza alcun supporto strategico”.

“A questo – attaccano Stivali e Damiani - dobbiamo aggiungere una progressiva perdita di identità del servizio, che oggi si ritrova a intervenire su segnalazioni improprie che esulano dalle sue reali competenze, perdendo quella capacità di analisi delle priorità che lo aveva contraddistinto in passato. Il rischio concreto è quello di perdere decenni di professionalità maturata sul campo, essenziale per gestire infortuni complessi e prevenire incidenti nelle imprese locali”.

"Perdere queste figure significa lasciare i lavoratori delle nostre imprese senza tutela — aggiunge Gianluca Badoer, Segretario Generale della Cgil di Padova — perché senza una guida capace e un cambio di rotta organizzativo, il servizio non sarà più in grado di fronteggiare le emergenze di un territorio così produttivo e complesso".

In questo scenario di estrema criticità, che sta colpendo non solo Padova ma anche Treviso e Venezia, emerge una questione di natura politica più ampia che investe i vertici istituzionali. "Ci chiediamo dove sia la Regione in tutto questo — concludono congiuntamente Gianluca Badoer, Alessandra Stivali e Marika Damiani — dato che l’Ulss non può 'fabbricare' i tecnici dal nulla. In verità, questa partita è lo specchio di una grave mancanza di risorse e di visione regionale nella valorizzazione di professionisti così cruciali per la salute pubblica. E a pagare le conseguenze di questa assenza, come sempre accade, sono le centinaia di lavoratrici e i lavoratori che un giorno vanno al lavoro e poi non tornano a casa, vittime dell’ennesimo tragico infortunio. Lasciando enormi vuoti nelle loro famiglie e in intere comunità".

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