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Ieri, la protesta della Fp Cgil Padova davanti al Tribunale con le lavoratrici e lavoratori della Giustizia: “Siamo stremati, così il sistema crolla”

Grande partecipazione ieri a Padova per la mobilitazione della Fp Cgil. Dopo un'assemblea interna carica di tensione e rabbia, i dipendenti amministrativi hanno dato vita a un presidio davanti al Palazzo di Giustizia per denunciare vuoti d'organico insostenibili e chiedere la stabilizzazione del personale precario.

Bandiere rosse al vento e la ferma determinazione di chi non ha più intenzione di subire passivamente il declino della macchina giudiziaria. Ieri, lunedì 8 giugno, il piazzale antistante il Palazzo di Giustizia di Padova in via Tommaseo è diventato il fulcro di una protesta accesa e necessaria. Una cinquanta tra cancellieri, funzionari e addetti amministrativi si sono raccolti in un presidio a mezzogiorno, unendosi alla mobilitazione nazionale promossa dalla Fp Cgil davanti ai principali tribunali italiani. Al centro della vertenza, la denuncia di una carenza strutturale di personale diventata ormai cronica e la richiesta immediata di investimenti reali negli organici, a partire dalla stabilizzazione dei precari assunti con i fondi europei.

La rabbia e la solitudine dentro l'Aula E

La giornata di lotta è iniziata alle ore 11:00 nell’Aula E del Tribunale, dove si è svolta l’assemblea generale delle lavoratrici e dei lavoratori del Ministero della Giustizia. Un momento a porte chiuse estremamente intenso e a tratti drammatico, guidato dalla Segretaria Provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani. Tra le mura dell’aula è emersa con forza tutta la rabbia accumulata in anni di sacrifici straordinari, ma anche una pesante, quasi tangibile, sensazione di solitudine. I dipendenti si sentono abbandonati da un'amministrazione centrale sorda e lasciati soli a combattere una battaglia quotidiana contro il tempo e i fascicoli per garantire un servizio essenziale ai cittadini.

«Durante l'assemblea abbiamo raccolto lo sfogo di lavoratrici e lavoratori letteralmente stremati – spiega Marika Damiani –. C'è una frustrazione profonda perché il personale si rende conto che la propria salute psicofisica viene sacrificata per mettere toppe temporanee a mancanze strutturali dello Stato. Questa percezione di solitudine è l'aspect più doloroso, perché i dipendenti avvertono il peso di far funzionare i tribunali da soli, nell'indifferenza della politica. Eppure questa non è una semplice vertenza corporativa: è una battaglia fondamentale che investe direttamente la tenuta e il valore del sistema giustizia in questo Paese. Il collasso degli uffici giudiziari tocca la carne viva dei diritti democratici e ci costringe a porci una domanda drammatica: i cittadini possono ancora fare affidamento sullo Stato per avere una giustizia tempestiva ed efficace? Di fronte a stanze vuote e cancellerie svuotate, la risposta rischia di essere no».

I numeri del collasso padovano

I dati reali emersi nel corso della mobilitazione confermano l'allarme lanciato dal sindacato e dipingono un quadro in cui la carenza di personale impedisce qualsiasi reale modernizzazione. A Padova il Tribunale registra un tasso di posti vacanti nel personale amministrativo pari al 42% della pianta organica prevista, mentre in Procura i vuoti sfiorano il 37%. Mancano le figure professionali di supporto minime: mentre il numero dei magistrati sul territorio è aumentato, non è corrisposto alcun potenziamento delle segreterie e delle cancellerie. Di conseguenza, il carico amministrativo viene redistribuito tra i pochissimi dipendenti rimasti in servizio. I lavoratori hanno paragonato la situazione attuale a una paradossale catena di montaggio in cui una procedura originariamente gestita da dieci persone oggi deve essere portata a termine da due soltanto, costringendo il personale a ritmi intollerabili per assicurare le scadenze e le notifiche urgenti.

A risentre pesantemente di questa paralisi è anche l’attività investigativa locale. Circa 250 operatori delle Sezioni di Polizia Giudiziaria delle Procure venete vengono costantemente distolti dalle indagini penali per svolgere mansioni burocratiche ordinarie e di segreteria, sopperendo manualmente alle storiche mancanze dei cancellieri. Inoltre, la Procura padovana riesce faticosamente a mantenere i servizi essenziali soltanto appoggiandosi a soluzioni emergenziali esterne, come i volontari del progetto 'Nonni Vigili' del Comune o il personale sanitario (OSS e infermieri) temporaneamente distaccato in virtù di una convenzione con la Regione Veneto; figure preziose ma prive di formazione giuridica specifica, che richiedono un affiancamento costante da parte del personale di ruolo già esausto.

Il miraggio del Pnrr e lo spettro del blocco dei servizi

Un altro nodo centrale sollevato a gran voce durante il presidio riguarda il futuro dei lavoratori assunti a tempo determinato nell'Ufficio per il Processo grazie alle risorse europee destinate alla modernizzazione della giustizia. A livello nazionale si tratta di circa 12mila professionisti i cui contratti sono vicini alla scadenza. Inizialmente l'amministrazione centrale ipotizzava la stabilizzazione di appena tremila unità, una quota del tutto insufficiente a coprire i vuoti.

«Solo grazie a due scioperi nazionali e alla forte pressione sindacale siamo arrivati alla prospettiva di circa settemila stabilizzazioni – conclude la Segretaria della Fp Cgil Padova – ma non siamo ancora nelle condizioni di procedere in autonomia e con le nostre gambe. Questi giovani funzionari hanno contribuito in modo decisivo al raggiungimento degli obiettivi europei e allo smaltimento dell'arretrato, ma ora rischiano di andare a casa proprio mentre gli uffici si svuotano ulteriormente per i pensionamenti».

La FP Cgil ha ribadito la necessità di un confronto immediato con il Ministero della Giustizia, evidenziando come le risposte fornite finora siano del tutto insoddisfacenti e basate su meri auspici futuri. Il sindacato ha chiesto l'apertura urgente di un tavolo specifico e un piano straordinario di assunzioni mirate, avvertendo che in assenza di un'inversione di tendenza i presidi giudiziari del territorio, compreso quello di Padova, potrebbero essere presto costretti a limitare progressivamente l'attività ordinaria, garantendo esclusivamente i servizi minimi ed essenziali.

Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri, organizzato dalla Fp Cgil, davanti al Tribunale di Padova

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