Dalla perdita dei posti di lavoro alla frammentazione della filiera: il sindacato denuncia i nodi critici del sistema di affidamento esterno e chiede tutele reali per i lavoratori
Ieri, mercoledì 21 ottobre, la Filt Cgil di Padova ha dato vita a un presidio di protesta davanti allo store di Ikea a Padova Est. Al centro della mobilitazione vi è la difficile situazione che sta investendo le lavoratrici e i lavoratori impiegati nei servizi di trasporto e montaggio di mobili per conto del colosso svedese. La vertenza nasce dal cambio di aziende fornitrici e dall’introduzione di un modello di appalti e subappalti che genera forte precarietà, riduce le garanzie occupazionali e porta alla perdita del posto di lavoro per diversi addetti del settore. Un meccanismo in cui le responsabilità della committenza rischiano di essere continuamente scaricate sulle società terze e lungo la filiera, con ripercussioni dirette sulle vite dei lavoratori e sulla stabilità del servizio fornito.
Per comprendere lo sviluppo nel tempo di questa vicenda, Daniel Perta della Filt Cgil Padova ripercorre la storia della presenza del marchio sul territorio padovano: “Ikea – spiega il Segretario Provinciale della Filt Cgil Padova – è arrivata nella nostra città nel 2005, quando il trasporto dei mobili non generava ancora questa precarietà e disoccupazione. Nel 2015 abbiamo firmato con i dirigenti, anche a livello territoriale, un accordo in base al quale l’azienda si impegnava a rispettare le regole fondamentali del settore. All’inizio andava tutto bene. In seguito, l’azienda ha cominciato a non chiamare più a lavorare gli stessi autotrasportatori, ma a rivolgersi a società di cui non conoscevamo neanche il valore professionale, mentre è cresciuto il numero dei lavoratori lasciati a casa”
Un'analisi dettagliata sui rischi legati a questa gestione della filiera e sull'impatto etico dell'intera operazione viene tracciata da Katia Basso, Segretaria Provinciale della Filt Cgil Padova che attacca: “È arrivato il momento di dire basta all’aumento delle società che trasportano e montano i mobili a scapito dei diritti e dei salari dei lavoratori, così come alla nascita di realtà fantomatiche che sorgono e scompaiono nel giro di un paio d’anni senza assumersi responsabilità durevoli. Assistiamo a un sistema di appalti basato sullo scarico dei doveri, anziché sulla costruzione di un modello di lavoro stabile e dignitoso. La committenza promuove un’immagine orientata alla sostenibilità e all’attenzione etica, ma quando si tratta dei servizi sul campo si affida a fornitori e società in appalto senza concordare regole chiare e condivise, nascondendosi dietro il principio della libertà imprenditoriale”.
“Il risultato – prosegue la sindacalista – è che dieci lavoratori hanno perso il posto dall’oggi al domani rimanendo senza stipendio, mentre nuovi addetti sono stati assunti ex novo da altre aziende a tempo determinato e senza garanzie di continuità. A questo si aggiunge il ricorso a piattaforme informatiche come Taskrabbit per l’affidamento di tali servizi, un canale su cui mancano chiarezza sui controlli effettivi e garanzie adeguate sia per la clientela sia per chi lavora. Noi diciamo STOP: occorre applicare correttamente i contratti collettivi nazionali, rispettare gli accordi sulla legalità negli appalti e garantire trasparenza, diritti, salute e sicurezza”.
Per Ikea è una questione di numeri, ma dietro a questi ci sono delle persone in carne ed ossa da cui, spesso, dipendono delle famiglie che vivono un dramma umano ed economico provocato da una catena di appalti che stritola, fattivamente, chi fa concretamente il lavoro come emerge chiaramente dalle parole di Teodor Scorta, lavoratore coinvolto nel cambio d'appalto e oggi rimasto privo di un'occupazione: “Lavoravo da un anno per una società fornitrice e mi sono sempre occupato di trasporto e montaggio di cucine. A fine agosto sono tornato dalle ferie e, invece di riprendere il mio lavoro, ho scoperto di essere stato mandato via senza neppure un preavviso, ricevendo la sola comunicazione che il mio contratto a termine non sarebbe stato rinnovato. Ora mi trovo disoccupato, costretto a seguire i corsi obbligatori per chi non ha un impiego, con una situazione familiare molto precaria, una moglie che lavora solo saltuariamente e due figli da mantenere. Nel frattempo arrivano nuovi trasportatori, ma chi come noi conosce il mestiere e ha maturato professionalità si ritrova a casa”.
Di fronte a questa vertenza, la Filt Cgil di Padova riconferma con determinazione la volontà di non fermarsi e di proseguire la mobilitazione. Il sindacato rinnova la richiesta di un confronto con la committenza per definire regole certe, tutelare la continuità occupazionale e riaffermare che la qualità del lavoro e il rispetto della dignità della persona devono prevalere su qualsiasi logica di risparmio o di esternalizzazione delle responsabilità.
Il servizio di Telenordest sul presidio di ieri davanti all'Ikea