Mercoledì 25 febbraio c’è stata l’udienza per la valutazione della domanda sulla richiesta di concordato depositata da AZA basata sulla rinegoziazione delle quattro commesse in essere, indispensabili a garantire nell’immediato lavoro e occupazione. La rinegoziazione è complicata e non ancora realizzata, per questo il giudice ha ritenuto di concedere ulteriore tempo all’azienda, rinviando ogni decisione al 6 marzo.
Tutto ciò è stato appreso nei dettagli da Fim e Fiom nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, durante un incontro fra le parti, convocato presso l'Unità di Crisi della regione Veneto.
Mentre si teneva l’incontro del tavolo istituzionale, nella sede di Noventa Padovana, l’azienda disponeva il trasferimento di materiali utili alle lavorazioni di qualsiasi genere e non relativi a specifiche commesse in essere, insieme anche ai pc dell’ufficio tecnico. L’effettivo svuotamento dell’azienda di materiali e attrezzature necessarie alla realizzazione di future commesse, è un’azione in assoluta dissonanza con l’attenzione e la cura che una situazione così delicata meriterebbe. Tutto ciò è avvenuto senza alcuna comunicazione preventiva da parte dell’azienda, in spregio al rispetto delle più elementari relazioni sindacali, nonostante questo, però, l'azienda ha pensato bene di contattare una ditta di trasporti esterna per effettuare il trasferimento del materiale. Chiamati dai lavoratori i funzionari della Fiom e della Fim si sono recati il loco per accertarsi della situazione in essere.
Nelle ultime settimane il numero degli addetti in forze nello stabilimento di Noventa è calato ulteriormente arrivando a 33 dagli 85 che erano. E anche a Fiorenzuola i lavoratori continuano ad andare via: da 108 se ne contano 74.
“Nel momento in cui ad un tavolo istituzionale le parti stanno condividendo, o dovrebbero condividere, la costruzione del futuro di un’azienda e la salvaguardia dei perimetri occupazionali, un gesto intempestivo di questo tipo è assolutamente inopportuno e fa sorgere diversi dubbi sulle reali intenzioni della controparte. In questo quadro poco rassicurante vorremmo che l’azienda chiarisse quali sono, a questo punto, le reali intenzioni dell’azienda rispetto al futuro dello stabilimento padovano” hanno dichiarato Dario Verdicchio della Fiom Cgil e Giovanni Saladino della Fim Cisl, continuando “La fiducia dei lavoratori nelle prospettive dell’azienda continua a crollare inevitabilmente e diminuisce così anche la stessa appetibilità di un’impresa storica che non può costruire il suo avvenire su eventuali commesse che non possono essere realizzate senza coloro che hanno le necessarie capacità e competenze per tornare a produrre.”
Rimettere al centro il lavoro, con la difesa dell’occupazione e la tutela dei diritti e degli interessi dei lavoratori, continuerà ad essere il punto focale del sindacato in questa vertenza, nonostante le condizioni in essere continuino a far pendere anche questa bilancia in favore dell’impresa, se non addirittura a vantaggio del singolo imprenditore.