Ieri, giovedì 2 luglio, il Palazzo della Salute, in via San Francesco a Padova, ha ospitato un importante momento di riflessione e denuncia promosso dalla Cgil Veneto, focalizzato su un tema tanto urgente quanto drammatico: la svalorizzazione del lavoro nel territorio regionale. L'incontro, dal titolo emblematico "Veneto, il lavoro svenduto", ha acceso i riflettori su una realtà complessa, segnata da troppe zone grigie, precarietà diffusa, caporalato e un'insostenibile scia di infortuni che mette quotidianamente a rischio la vita di chi lavora.
A dare una forte e chiara impronta all'iniziativa è stato il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha analizzato con durezza le contraddizioni del sistema produttivo locale. Secondo Landini, negli ultimi vent'anni si è progressivamente affermato un modello di sviluppo basato sulla compressione dei costi e sullo sfruttamento, in cui si sceglie di non investire a sufficienza in tecnologia, qualità e stabilità contrattuale, preferendo invece fare profitto attraverso l'esternalizzazione selvaggia e il ricorso esasperato ai subappalti. Questa logica, ha avvertito il leader sindacale, non solo danneggia i lavoratori ma rischia di far implodere lo stesso tessuto industriale del Nordest, incapace di trattenere le intelligenze e le competenze dei giovani che sempre più spesso scelgono la via dell'emigrazione.
Le cronache recenti, segnate dalla tragica scomparsa di un giovane operaio travolto dal crollo di un palo in un cantiere a Due Carrare, dimostrano come la sicurezza non possa più essere considerata un adempimento burocratico o un costo, bensì un valore totalmente irrinunciabile. I dati emersi nel corso del dibattito indicano come circa il settanta per cento dei decessi e degli infortuni sul lavoro in ambito locale riguardi proprio la filiera dei subappalti. Di fronte a questa strage quotidiana, la richiesta della Cgil è netta: serve cancellare la possibilità di appaltare e subappaltare senza regole, introducendo una precisa responsabilità in capo ai committenti e garantendo che a parità di sito produttivo corrispondano i medesimi diritti, salari e tutele per tutti, siano essi dipendenti, interinali o lavoratori autonomi.
Il sindacato ha inoltre evidenziato la gravità del cosiddetto lavoro grigio e delle nuove forme di caporalato che colpiscono trasversalmente diversi settori, dalla logistica ai trasporti, fino all'agricoltura e alle consegne a domicilio. Si tratta di dinamiche in cui i contratti vengono utilizzati in modo strumentale per mantenere sotto ricatto le fasce più vulnerabili della popolazione lavorativa, inclusi i cittadini stranieri legati alle scadenze dei permessi di soggiorno. Per contrastare questa deriva, la Cgil ha lanciato una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare e chiede un potenziamento immediato degli organi di controllo, con ispezioni a tappeto che sfruttino anche le nuove tecnologie per far emergere il lavoro nero e le irregolarità.
La giornata di Padova si conclude con un appello corale rivolto alla politica, alle istituzioni e alle imprese sane del territorio: è indispensabile invertire la rotta e assumersi una responsabilità collettiva per restituire dignità e sicurezza a ogni impiego, affinché tornare a casa sani dopo una giornata di lavoro non sia un privilegio, ma la normalità.
Il servizio di Telenordest sull'iniziativa a Padova a cui è intervenuto Maurizio Landini