“La verità è che Zona Rossa o no, la situazione di degrado e insicurezza che caratterizza l’area della stazione ferroviaria di Padova ha raggiunto livelli di guardia insostenibili per chi, ogni giorno, vi opera all’interno dei tre punti ristoro gestiti dal gruppo Lagardère. Nonostante la proroga della misura, le lavoratrici e i lavoratori dei tre bar all’interno della stazione, si trovano quotidianamente a fronteggiare minacce, tentativi di furto e bivacchi che rendono l’ambiente lavorativo un luogo di costante tensione, specialmente durante i turni di apertura alle prime luci dell’alba o nelle ore notturne. Le testimonianze raccolte descrivono un quadro allarmante, dove può succedere che la semplice richiesta di pagamento per una confezione di patatine può sfociare in insulti e promesse di violenza fisica, lasciando il personale nel timore di ritorsioni personali all’uscita dal servizio. E non succede a poche persone: sono più di 70 i dipendenti dei tre bar del Gruppo Lagardère in stazione”.
Sono preoccupati la Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova, Giorgia Marchioro, e Luca Rainato, il funzionario della categoria che segue le lavoratrici e i lavoratori in questione, che proseguono:“Siamo di fronte a episodi sistematici di aggressione, o pseudo-aggressione, che colpiscono lavoratori colpevoli solo di svolgere il proprio dovere in contesti di forte marginalità sociale ed è evidente che le misure puramente repressive adottate finora non hanno prodotto i risultati sperati. Aver trasformato in ‘Zona Rossa’ l’area non ha risolto i problemi reali, lasciando chi lavora all’interno della stazione in una condizione di solitudine e ansia costante. Non si tratta di fenomeni legati a flussi migratori, come spesso si vorrebbe far credere per scopi politici, ma di un disagio sociale autoctono, fatto di persone, tutte italiane e spesso giovani, con dipendenze e fragilità psichiche che necessitano di risposte diverse da quelle della Polfer, la quale, anche comprensibilmente, difficilmente interviene perché evidentemente impegnata altrove o nell'impossibilità di gestire situazioni che esulano dall’ordine pubblico in senso stretto”.
“I dipendenti ci riferiscono che, in certe ore, la clientela diserta i locali perché occupati da persone in stato di alterazione, trasformati in bivacchi permanenti – proseguono Marchioro e Rainato – ed è evidente che la risposta non può essere solo l’intervento delle forze dell’ordine, che spesso, anche se invocato, non arriva. Serve investire su servizi di prossimità e assistenza per questi soggetti, potenziando un tessuto di associazioni che fornisca supporto diretto sul campo, perché la sicurezza si costruisce con l’integrazione e il sostegno, non solo con i divieti e le sanzioni amministrative.”
Sulla vicenda interviene con durezza il Segretario Generale della Cgil di Padova, Gianluca Badoer, ribadendo la posizione contraria del sindacato confederale rispetto alle attuali politiche adottate dal governo in tema di sicurezza. “I messaggi disperati che riceviamo dai nostri delegati sono la prova provata che l’approccio muscolare e securitario è del tutto inefficace a garantire la reale incolumità dei cittadini e degli operatori – dichiara Gianluca Badoer – ed è ora che Governo ed Enti preposti prendano atto che la sicurezza non si ottiene per Decreto e agitando i problemi ma affrontando sistematicamente la marginalità sociale. Ribadiamo con forza l’inutilità di un approccio esclusivamente repressivo e la necessità urgente di un’azione sociale coordinata: servono presidi socio-sanitari e mediatori di strada che evitino l’incancrenirsi di questi episodi. Non possiamo aspettare che accada l’irreparabile per ammettere che un welfare di prossimità è l’unico strumento capace di restituire decoro alla stazione e serenità a chi, ogni mattina alle quattro e mezza, alza la serranda per servire la città e chi vi arriva o vi parte”.
Il servizio di Telenordest sulla denuncia della Cgil di Padova riguardo alla difficile situazione delle lavoratrici e lavoratori nei bar all'interno della stazione di Padova